LETTERA DI FABIANA ESPOSITO

 Al mio papà quella tuta bianca leggera, forse di carta, proprio non andava giù. 

    A me invece, che ero una bambina, ricordava quella degli astronauti e così facevo volare su in alto mio padre, anche se allora non capivo bene le sue telefonate: … erano i compagni di lavoro. Erano preoccupati, dicevano che con quella tuta dovevano tornare a studiare. Dovevano imparare a fare le macchine perché mio padre proprio quelle faceva.  E lui si arrabbiava e diceva che le faceva già da tanto tempo e che le sapeva fare proprio bene! Anche il capo lo diceva sempre al mio papà quando a ‘Natale Bimbi’ andavamo a prendere il regalo!

   Ma poi i corsi cominciarono e di sera attorno al tavolo per la cena papà un po’ triste e sempre più arrabbiato ci raccontava che avevano deciso di farlo rimanere a casa per un po’ di tempo ma che avrebbe continuato a studiare perché poi di macchine ne avrebbero fatte proprio tante e che gli operai dovevano essere super specializzati.

   In fabbrica non si andava più, ma di tanto in tanto si tornava a fare i corsi: in fabbrica, alla regione, all’Inail…

 … Studia, studia, studia … per poi sentirsi dire che ancora non sei pronto per lavorare con quelli della Panda e che …”ti tocca rimanere a casa”… a raccontare… dell’ultimo corso di formazione…

   Ma ormai sono cresciuta e la storia l’ho capita. Ma per favore non dite a me di studiare per poi lavorare! A me che da una vita vedo papà studiare per poi… restare a casa a raccontare… un pesce d’aprile che dura da una vita!

 Fabiana Esposito                                                           1 aprile 2015

comunicato stampa del 01 aprile 2015

 

 

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