LETTERA DELLE MOGLI DEGLI OPERAI DI POMIGLIANO

Siamo le mogli di tanti operai che ieri, mentre i sindacati firmatari del cosiddetto accordo-Pomigliano si riunivano con l’azienda nella newco per discutere, si diceva, i carichi di lavoro troppo pesanti in Fabbrica Italia Pomigliano, protestavano ai cancelli per la mancanza di prospettive per la maggior parte degli ex lavoratori Fiat Automobiles (circa 2.500) della ex Ergom (circa 800) e tantissimi altri delle aziende dell’indotto che da circa tre anni sopravvivono col miserabile “sussidio” della cassa integrazione in scadenza a luglio del 2013 per cessazione dell’attività.

Dalla stampa e dagli altri organi di informazione veniamo a conoscenza di tanti altri lavoratori che nel Paese stanno protestando sui tetti, sul Vesuvio, incatenati ai cancelli delle loro fabbriche, sulle gru, o che addirittura si tolgono la vita per la mancanza di lavo

ro e per le sempre peggiori condizioni delle loro famiglie dovute anche ai tagli imposti dal governo a cominciare dai circa 22.000 precari della Sicilia che a breve resteranno senza contratto.

Ma la notizia che ci ha fatto decidere di “prendere la penna” è stata soprattutto quella che riferisce delle lotte degli operai di Termini Imerese (fabbrica Fiat a noi sorella) e delle lettere delle loro mogli al presidente Napolitano, a Grillo e addirittura al Papa, per tentare di aprire una breccia sulla vertenza dei loro mariti.

Sappiamo che questi operai hanno occ

upato le sedi della Agenzia delle Entrate, sappiamo quanto sia duro lottare e fare emergere le proprie ragioni, ma quello che non comprendiamo è il fatto di pensare di poter risolvere la propria vertenza rivolgendosi alla banche per sbloccare i soldi per il “loro” padrone e al Papa per sollecitare il “miracolo”… E di quella solidarietà di classe che tante conquiste portò ai nostri padri, a cominciare dallo Statuto dei Lavoratori che cancellò, anche se parzialmente, l’aberrante situazione degli anni ’50 quando gli operai, per andare in bagno, dovevano alzare il dito per chiedere il permesso ed aspettare il via libera del capo a sua discrezione, nessuno si ricorda? Possibile che anche a sinistra ci si ostina a rappresentare la lotta dei lavoratori di Termini Imerese separandola da quelle innanzitutto delle altre fabbriche Fiat continuando ad assecondare quanti oggi pensano che dividere è meglio che unire per… continuare a “vivacchiare”?

Ma come si fa a chiudere gli occhi sulla necessità, oggi più vera che mai, di unire in solidarietà le lotte dei lavoratori per dargli forza e voce assicurando una adeguata rappresentanza politica e sindacale?

Vogliamo sollecitare le mogli degli Operai di Termini Imerese a scendere in piazza con i loro mariti e con quelle dei tanti altri operai, e quanti continuano a soffrire per la mancanza di lavoro perché, al di la delle “suppliche”, solo una vasta e solidale mobilitazione potrà dare risposte ai nostri bisogni e a quelli de

i nostri figli.

Noi siamo pronte !

 

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